Derivati IRD 30 volte il PIL USA cioè $ 500’000 miliardi

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Deutsche Bank, JP Morgan, DEPFA e Union Bank of Switzerland – e loro manager – sono stati condannati dal Tribunale di Milano. Secondo i giornali l’accusa è di aver truffato il Comune di Milano che ha sottoscritto negli anni scorsi (sotto giunte Albertini-Moratti) ingenti quantità di titoli derivati, in rischi dei quali non sarebbero stati illustrati adeguatamente dalle banche. Queste sono condannate a multe di un milione di € e a restituire 89 milioni di € che sarebbe il profitto dell’operazione.
Allego articolo che avevo pubblicato il 9/4/2009 su Nòva. Sole24ore proprio sui rischi dei derivati che sono complicati e letali, ma che non sono stati spiegati bene al pubblico. Vedete: rappresentavo certi rischi con un diagramma trasformato in un drago che mangiava l’investitore. Poi inserii l’articolo, ampliato, nel mio libro sulla crisi PATATRAC [Garzanti, 2009) – ma sembra che molti decisori pubblici e privati non l’abbiano letto. Non avevano studiato in tempo nemmeno la scienza della finanza. Se l’avessero fatto, non avrebbero accettato le offerte delle banche e avrebbero evitato il disastro.

I rischi in agguato sono molti e più grossi di questi. Nel mio SALVARE IL PROSSIMO DECENNIO (Garzanti 2011) citavo quello dei derivati IRD (Interest Rates Derivatives) che ammontano

a oltre 30 volte il PIL USA (500.000 miliardi di $)

e citavo le speculazioni sul LIBOR (London InterBank Offered Rate). Il 4/10/2012 scrivevo descrivendo la truffa perpetrata a Londra con un bottino di 70 miliardi di $.

Tre dei presunti responsabili sono stati arrestati a Londra due settimane fa.

Il mondo è grande e terribile, come diceva il lama Teshoo a Kim.
Chi non lo studia bene riporta spesso gravi danni.

Best
Roberto

I DERIVATI – di Roberto Vacca

Nòva, Ilsole24ore – 27/4/2009

I derivati sono contratti finanziari il cui valore è funzione di un fattore esterno chiamato “sottostante”. Questo può essere il valore di un’azione, di un mutuo o il prezzo di un bene (oro, petrolio, etc.) o un indice (dei prezzi di borsa, come MIBTEL).
Se si firma un contratto da concludere in una data futura, ma a un prezzo fissato oggi, il venditore è protetto se i prezzi crollano e l’acquirente lo è se crescono. Per difendersi meglio, possono assicurarsi con un istituto finanziario. Il venditore paga una certo premio fisso all’assicuratore e, alla data fissata, incasserà dal compratore il prezzo stabilito.
Nel diagramma seguente a sinistra sono riportati in ascisse i prezzi di mercato Pm alla data futura fissata. L’ordinata Pc rappresenta il prezzo di contratto. Se il prezzo di mercato è Pm1<Pc, il venditore (che, senza contratto avrebbe venduto sul mercato al prezzo Pm1 e senza assicurazione, avrebbe incassato Pc), ha l’onere del premio AB, e l’assicuratore guadagna la differenza BC. Se il prezzo di mercato è Pm2>Pc , il venditore (che, senza assicurazione, avrebbe incassato Pc), riceverà dall’assicuratore la differenza EF. Tale perdita dell’assicuratore è più alta quanto più alto è il prezzo di mercato rispetto a Pc., può essere disastrosamente alta se il premio che ha ricevuto è basso.

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Diagrammi di derivati

che mostrano prezzi in funzione del prezzo di mercato Pm e del prezzo di contratto Pc

L’assicuratore può assicurare anche il compratore contro una discesa del prezzo di mercato. Riceverà da lui un premio di assicurazione (rappresentato dal segmento HJ) e gli verserà importi come GH, se il prezzo di mercato è inferiore a quello di contratto. Si ripetono i ragionamenti fatti nel caso del venditore, riferendosi ora al diagramma di destra. La perdita dell’assicuratore potrà essere al massimo RS se i prezzi scendono a zero – non enorme e illimitata come nel caso di salita e del venditore.
Certo le cose sono più complicate di così. È possibile assicurarsi contro l’eventualità che un venditore non disponga affatto della merce che vende per una data futura. o che un compratore non paghi quanto ha prenotato.
Il mercato dei derivati poi, non è più solo un mercato di assicurazione. Si stipulano contratti anche senza vendere, né comprare alcunché – si gioca d’azzardo senza andare al casinò. Quando istituti di credito assicurano operatori finanziari, registrano queste operazioni presso agenzie governative. Però due privati possono firmare un contratto in funzione di un qualsiasi sottostante senza registrarlo. Se il contratto è sottoscritto da aziende, ne contabilizzano alcune cifre salienti, ma i libri contabili spesso non rappresentano affatto la vera situazione finanziaria di un’azienda (vedi i casi Enron, Parmalat, Madoff, etc.). In Italia, poi, da qualche anno il falso in bilancio non è più nemmeno reato.
L’ammontare totale dei contratti derivati, stimato da alcuni in 1000 T$ [Teradollari = migliaia di miliardi di dollari] cioè, 70 volte il PIL americano del 2008), potrebbe essere molto più alto. [Nel Sistema Internazionale di Misura 1000 T$ sono un Petadollaro].
Trattare derivati è rischioso come giocare al ribasso: se le quotazioni salgono, ti rovini. Molti fallimenti sono dipesi da speculazioni sbagliate su derivati. Secondo Warren Buffett (il secondo uomo più ricco del mondo) i derivati sono “armi finanziarie di distruzione di massa”.Molti di essi sono frodi su scala gigantesca.

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CDO – Collateralized Debt Obligations = obbligazioni di debito garantite.
Sono obbligazioni emesse da una banca. Una obbligazione normale è un titolo che viene venduto a un cliente, cui va un interesse fisso (ad esempio del 5%) ad esempio per 5 anni, dopo di che la banca restituisce al cliente l’importo pagato. Il cliente ritiene che il capitale registrato nei libri contabili della banca basterà a restituire alla scadenza quanto investito. La banca non dà, però, una garanzia basata su altro bene materiale (in inglese collateral).. I CDO, invece, sono collegati a mutui immobiliari concessi dalla banca ad altri clienti. I pagamenti di questi ultimi si utilizzano per pagare alle scadenze chi ha comprato le obbligazioni.
I CDO sono talora cartolarizzati, cioè trasformati in altri titoli poi venduti ad altri investitori. Così i rischi crescono perché la trasformazione non è trasparente. Chi compra CDO non ha dati sul rischio, nè sul mutuo originario. Con certi CDO si possono creare altri titoli di seconda generazione detti CDO2. Questi, di nuovo, si trasformano in titoli di terza generazione (CDO3).
CDS – Credit Default Swaps = trasferimenti di crediti non pagati.
È un trasferimento del rischio di un’obbligazione che un sottoscrittore ottiene pagando un premio e assicurandosi contro il rischio del fallimento di chi emette l’obbligazione stessa.

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Ho cercato di rappresentare graficamente il rischio enorme implicato dai derivato con un’aggiunta immaginosa al diagramma di sinistra:

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Renzo Riva C.I.R.N. F-VG – Comitato Italiano Rilancio Nucleare e P.L.I. F-VG – Energia e Ambiente renzoslabar@yahoo.it http://renzoslabar.blogspot.com/ Skype: renzoriva1949 39.349.3464656
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