Enel, l’energia che ti spreme

Enel, l’energia che ti spreme.
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Insostituibile l’apporto alla conoscenza dell’ing. Edoardo Beltrame.
Poi se lo dico io friulano di un triestino …
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Errori pacchiani

REGIONE FRIULI
IL RICONTEGGIO
È UN ERRORE

No ai riconteggi. Voglio di¬re a Isidoro Gottardo che sbaglia a chiedere il ricon¬teggio delle schede elettora¬li della recente elezione regionale in Friuli Venezia Giulia. Anzi, una volta chiu¬si i seggi ed inviate le buste agli uffici preposti, non do¬vrebbero essere ammessi i riconteggi e le uniche varia¬zioni possono solo derivare dalle schede contestate dai rappresentanti di lista e messe a verbale in busta particolare. Dov’erano i rappresentanti di lista del Pdl? Ecco perché mi per¬metto di dire a Gottardo che sbaglia.

Renzo Riva
Buja (Ud)

Lettera pubblicata su

Il Gazzettino
Sabato 25 Maggio 2013

LETTERE
& OPINIONI

Pagina 34

Perché PD-L per le provinciali e PD+L per le regionali presentano ricorso al TAR?

PD-L=PD+L

L= Libertà

Il risultato del sistema a due equazioni è
Libertà=0

Per continuare nei loro inciuci e sbaragliare il campo dei loro concorrenti.
Così facendo possono poi fare rientrare dalla finestra coloro che erano stati estromessi dagli elettori.
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Così è se vi pare.
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Derivati IRD 30 volte il PIL USA cioè $ 500’000 miliardi

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Deutsche Bank, JP Morgan, DEPFA e Union Bank of Switzerland – e loro manager – sono stati condannati dal Tribunale di Milano. Secondo i giornali l’accusa è di aver truffato il Comune di Milano che ha sottoscritto negli anni scorsi (sotto giunte Albertini-Moratti) ingenti quantità di titoli derivati, in rischi dei quali non sarebbero stati illustrati adeguatamente dalle banche. Queste sono condannate a multe di un milione di € e a restituire 89 milioni di € che sarebbe il profitto dell’operazione.
Allego articolo che avevo pubblicato il 9/4/2009 su Nòva. Sole24ore proprio sui rischi dei derivati che sono complicati e letali, ma che non sono stati spiegati bene al pubblico. Vedete: rappresentavo certi rischi con un diagramma trasformato in un drago che mangiava l’investitore. Poi inserii l’articolo, ampliato, nel mio libro sulla crisi PATATRAC [Garzanti, 2009) – ma sembra che molti decisori pubblici e privati non l’abbiano letto. Non avevano studiato in tempo nemmeno la scienza della finanza. Se l’avessero fatto, non avrebbero accettato le offerte delle banche e avrebbero evitato il disastro.

I rischi in agguato sono molti e più grossi di questi. Nel mio SALVARE IL PROSSIMO DECENNIO (Garzanti 2011) citavo quello dei derivati IRD (Interest Rates Derivatives) che ammontano

a oltre 30 volte il PIL USA (500.000 miliardi di $)

e citavo le speculazioni sul LIBOR (London InterBank Offered Rate). Il 4/10/2012 scrivevo descrivendo la truffa perpetrata a Londra con un bottino di 70 miliardi di $.

Tre dei presunti responsabili sono stati arrestati a Londra due settimane fa.

Il mondo è grande e terribile, come diceva il lama Teshoo a Kim.
Chi non lo studia bene riporta spesso gravi danni.

Best
Roberto

I DERIVATI – di Roberto Vacca

Nòva, Ilsole24ore – 27/4/2009

I derivati sono contratti finanziari il cui valore è funzione di un fattore esterno chiamato “sottostante”. Questo può essere il valore di un’azione, di un mutuo o il prezzo di un bene (oro, petrolio, etc.) o un indice (dei prezzi di borsa, come MIBTEL).
Se si firma un contratto da concludere in una data futura, ma a un prezzo fissato oggi, il venditore è protetto se i prezzi crollano e l’acquirente lo è se crescono. Per difendersi meglio, possono assicurarsi con un istituto finanziario. Il venditore paga una certo premio fisso all’assicuratore e, alla data fissata, incasserà dal compratore il prezzo stabilito.
Nel diagramma seguente a sinistra sono riportati in ascisse i prezzi di mercato Pm alla data futura fissata. L’ordinata Pc rappresenta il prezzo di contratto. Se il prezzo di mercato è Pm1<Pc, il venditore (che, senza contratto avrebbe venduto sul mercato al prezzo Pm1 e senza assicurazione, avrebbe incassato Pc), ha l’onere del premio AB, e l’assicuratore guadagna la differenza BC. Se il prezzo di mercato è Pm2>Pc , il venditore (che, senza assicurazione, avrebbe incassato Pc), riceverà dall’assicuratore la differenza EF. Tale perdita dell’assicuratore è più alta quanto più alto è il prezzo di mercato rispetto a Pc., può essere disastrosamente alta se il premio che ha ricevuto è basso.

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Diagrammi di derivati

che mostrano prezzi in funzione del prezzo di mercato Pm e del prezzo di contratto Pc

L’assicuratore può assicurare anche il compratore contro una discesa del prezzo di mercato. Riceverà da lui un premio di assicurazione (rappresentato dal segmento HJ) e gli verserà importi come GH, se il prezzo di mercato è inferiore a quello di contratto. Si ripetono i ragionamenti fatti nel caso del venditore, riferendosi ora al diagramma di destra. La perdita dell’assicuratore potrà essere al massimo RS se i prezzi scendono a zero – non enorme e illimitata come nel caso di salita e del venditore.
Certo le cose sono più complicate di così. È possibile assicurarsi contro l’eventualità che un venditore non disponga affatto della merce che vende per una data futura. o che un compratore non paghi quanto ha prenotato.
Il mercato dei derivati poi, non è più solo un mercato di assicurazione. Si stipulano contratti anche senza vendere, né comprare alcunché – si gioca d’azzardo senza andare al casinò. Quando istituti di credito assicurano operatori finanziari, registrano queste operazioni presso agenzie governative. Però due privati possono firmare un contratto in funzione di un qualsiasi sottostante senza registrarlo. Se il contratto è sottoscritto da aziende, ne contabilizzano alcune cifre salienti, ma i libri contabili spesso non rappresentano affatto la vera situazione finanziaria di un’azienda (vedi i casi Enron, Parmalat, Madoff, etc.). In Italia, poi, da qualche anno il falso in bilancio non è più nemmeno reato.
L’ammontare totale dei contratti derivati, stimato da alcuni in 1000 T$ [Teradollari = migliaia di miliardi di dollari] cioè, 70 volte il PIL americano del 2008), potrebbe essere molto più alto. [Nel Sistema Internazionale di Misura 1000 T$ sono un Petadollaro].
Trattare derivati è rischioso come giocare al ribasso: se le quotazioni salgono, ti rovini. Molti fallimenti sono dipesi da speculazioni sbagliate su derivati. Secondo Warren Buffett (il secondo uomo più ricco del mondo) i derivati sono “armi finanziarie di distruzione di massa”.Molti di essi sono frodi su scala gigantesca.

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CDO – Collateralized Debt Obligations = obbligazioni di debito garantite.
Sono obbligazioni emesse da una banca. Una obbligazione normale è un titolo che viene venduto a un cliente, cui va un interesse fisso (ad esempio del 5%) ad esempio per 5 anni, dopo di che la banca restituisce al cliente l’importo pagato. Il cliente ritiene che il capitale registrato nei libri contabili della banca basterà a restituire alla scadenza quanto investito. La banca non dà, però, una garanzia basata su altro bene materiale (in inglese collateral).. I CDO, invece, sono collegati a mutui immobiliari concessi dalla banca ad altri clienti. I pagamenti di questi ultimi si utilizzano per pagare alle scadenze chi ha comprato le obbligazioni.
I CDO sono talora cartolarizzati, cioè trasformati in altri titoli poi venduti ad altri investitori. Così i rischi crescono perché la trasformazione non è trasparente. Chi compra CDO non ha dati sul rischio, nè sul mutuo originario. Con certi CDO si possono creare altri titoli di seconda generazione detti CDO2. Questi, di nuovo, si trasformano in titoli di terza generazione (CDO3).
CDS – Credit Default Swaps = trasferimenti di crediti non pagati.
È un trasferimento del rischio di un’obbligazione che un sottoscrittore ottiene pagando un premio e assicurandosi contro il rischio del fallimento di chi emette l’obbligazione stessa.

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Ho cercato di rappresentare graficamente il rischio enorme implicato dai derivato con un’aggiunta immaginosa al diagramma di sinistra:

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Riflessioni dell’ing. Roberto Vacca

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Strategia duale per carburanti e scienza stramba

di Roberto Vacca, 26/11/2012

Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, il 7 dicembre 1941, il Presidente Roosevelt aspettò un anno prima di razionare la benzina: ritardo inaudito perché le risorse energetiche erano vitali per lo sforzo bellico. Oggi, dopo 7 decenni, i dibattiti sull’energia sono ancora esercizi estremi di epistemologia (arte di formarsi opinioni corrette) in cui esperti e non esperti avanzano proposte inaudite – anche in contesti autorevoli. Nel Novembre 2012 sui Proceedings dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE), il Prof-W.L. Ahlgren, del California Polytechnic State University) pubblica un articolone su “una strategia a due carburanti – piano di transizione energetica”. Lo autodefinisce “un lavoro retorico”: è disordinato e ripetitivo: da ignorare, se non fosse per il prestigio del periodico. I punti essenziali sono riassunti in slides in: conseps.soe.ucsc.edu/sites/default/files/2011-ahlgren.pdf.

La strategia a due carburanti è presentata come necessaria per ovviare all’imminente esaurimento delle riserve di petrolio facile e per evitare l’uso di carburanti fossili che producono CO2 e, quindi, il riscaldamento globale antropico. Queste due minacce sono notoriamente esagerate. Petrolio e gas si estraggono con il fracking dagli scisti bituminosi (shale) in quantità crescenti, tanto che gli USA sarebbero avviati all’indipendenza energetica. Inoltre gas e petrolio sono abbondanti anche su terraferma a profondità grandi, ma non proibitive. Le conferme dai carotaggi del ghiaccio antartico confermano la teoria di Milankovich e contraddicono le predizioni per fine secolo di innalzamenti di 4-7°C della temperatura atmosferica. I due carburanti proposti sono: ammoniaca (usata come carburante senza produrre CO2) e alcol metilico (che produce poca CO2 e non è tossico, per cui si può usare come carburante auto). Dato che l’energia necessaria per produrli si può ottenere da fonti rinnovabili [da cui oggi su trae circa il 2% dell’energia totale consumata] o da centrali nucleari, Ahlgren li considera risorse rinnovabili – è un gioco di parole.

La prima obiezione – ovvia – all’uso dell’ammoniaca come carburante è che si tratta di sostanza tossica. La contro-obiezione di Ahlgren: l’uso di NH3 sarà limitato agli impieghi industriali affidati a operatori professionisti e bene addestrati che già oggi ne utilizzano oltre 200 milioni di tonnellate/anno nell’industria (fertilizzanti, esplosivi, farmaci, concia, condizionamento aria). Obietto, allora, che attualmente petrolio e gas forniscono rispettivamente ogni anno 4000 e 3000 MTOE (Milioni di Tonnellate di petrolio equivalenti) – rimpiazzarli con l’ammoniaca farebbe crescere i rischi di 40 volte e imporrebbe modifiche alle infrastrutture perché il potere calorifico dell’ammoniaca è metà di quello della benzina – e i volumi interessati sono il doppio.

L’ipotesi che l’energia per la produzione di ammoniaca si tragga da fonti rinnovabili è, dunque, poco plausibile. Almeno in una prima fase, questo piano di transizione prevede che non si parta dall’idrogeno, ma dal gas naturale. La reazione è : 3 CH4 + 2 N2 + 3 O2 = 4 NH3 + 3 CO2 con produzione di CO2 – proprio il processo che questa strategia di transizione doveva mirare a eliminare. L’anidride carbonica prodotta può essere iniettata ad alta pressione in giacimenti metaniferi o petroliferi in via di esaurimento per estrarre residui. Si potrebbe usare anche insieme a ossidi di calcio e magnesio per produrre carbonati: un processo fattibile, ma non destinato a grossi sviluppi.

Già nel 1988 Cesare Marchetti aveva proposto un processo più attraente. [“How to Solve the CO2 Problem Without Tears”, IIASA]. L’idea era: costruire nella steppa siberiana centrali nucleari per la riformazione del gas naturale ottenendo idrogeno [aumentando così del 30% il potere calorifico del gas] da immettere in gasdotti e CO2 da usare come sopra detto o da liquefare e, quindi, iniettare nel fondo degli oceani onde evitare che ne cresca troppo il tasso nell’atmosfera. Ahlgren non cita Marchetti e sostiene che “l’idrogeno è squalificato perché è un gas”. Già il metano sarebbe marginale: [sebbene dai metanodotti otteniamo quasi metà della nostra elettricità] e il trasporto via mare sarebbe caro, difficile e pericoloso [falso: le metaniere sono molto più sicure delle petroliere – hanno due scafi con interposta struttura a nido di vespa]. L’idrogeno, più volatile, sarebbe ancor meno competitivo. Anche questa conclusione è debole. D. Abbott – “How a Solar-Hydrogen Economy Could Supply the World Energy Needs”, Proceedings IEEE, Gennaio 2010) propose di produrre idrogeno per elettrolisi a partire da energia solare e utilizzarlo, liquefatto, in motori a combustione interna con vantaggio per la qualità dell’aria urbana. Il problema della sicurezza è risolvibile: nel mondo si producono oltre 50 milioni di tonnellate di idrogeno all’anno (2/3 usati dall’industria petrolchimica); l’auto BMW Hydrogen7 e il 20% dei bus di Berlino usano idrogeno in motori a combustione interna. I serbatoi di idrogeno liquido sulle auto sembrano essere meno pericolosi dei serbatoi di benzina, che in caso di fuoriuscita e di incendio, si sparge sotto l’auto facendone un rogo. Le fiamme di idrogeno, invece, sono dirette verso l’alto e meno dannose (v. foto: a sinistra idrogeno, a destra benzina).

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Incendio serbatoio: auto a idrogeno e a benzina – Fonte: University of Miami

 

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Ai rischi paventati dalla scienza stramba del riscaldamento globale antropico, dunque, un professore di ingegneria propone soluzioni tecniche strambe. C’è molta scienza stramba in giro. Il giorno dopo che avevo ricevuto quel numero dei Proceedings, il Premio Nobel Paul Krugman pubblica sul New York Times un articolo che fustiga il Senatore repubblicano Marco Rubio, che forse si candiderà alle primarie per le elezioni presidenziali del 2016. Rubio è un creazionista – di quelli che credono la terra sia stata creata 6000 anni fa così com’è ora. Ha cercato di ridurre i finanziamenti per l’insegnamento della scienza nelle scuole e combatte le teorie darwiniane. In un’intervista ha detto che l’insegnamento della evoluzione biologica somiglia alle tattiche di indottrinazione dei comunisti. L’ultimo intervistatore gli ha chiesto: “Qual è l’età della Terra?” Ha risposto: “Non sono mica uno scienziato. Comunque questo è uno dei grandi misteri.” Si vergognava di esporre in pubblico le sue credenze antiquate e irrazionali. Krugman commenta che questa incapacità di capire bene certe prove scientifiche dimostra ancora una volta l’atteggiamento anti-razionale che impera nel partito repubblicano.

Va bene. Poi, però, Krugman aggiunge che le posizioni anti-evoluzionistiche somigliano molto a quelle di chi nega i gravi rischi di riscaldamento globale che l’IPCC (International Panel on Climate Change) con i suoi modelli matematici attribuisce all’uso di combustibili fossili e ad altre attività umane. La similitudine ventilata da Krugman non è proponibile – è stramba. Perché?

Lo poteva credere Newton che il mondo avesse 6000 anni. Sebbene fosse un genio straordinario [diceva di essere un nano che camminava sulle spalle di giganti] non erano ancora venuti i giganti che spiegarono cosmologia, mineralogia, paleoclimatologia, paleobiologia, paleoantropologia, paletnologia, etc. Oggi bisogna essere profondamente ignoranti e ottusi per trascurare le meravigliose scoperte scientifiche degli ultimi secoli. Si sa bene che resti biologici di piante e animali antichi possono essere datati con una certa precisione fino a circa 60.000 anni fa. Con altri strumenti si ricostruiscono misure ed eventi climatici di milioni di anni fa.

È ben diverso il caso delle proiezioni a orizzonti di decenni o secoli nell’avvenire fatte con modelli matematici. Questi modelli esistono da pochi decenni e non sono certo validabili come strumenti per calcolare il clima futuro del prossimo secolo – od oltre. Chi sostiene (come Krugman – ottimo economista, ma non climatologo, né esperto di scienze naturali – e come molti scienziati rinomati, ma discutibili) che la scienza ha dato un verdetto finale sul riscaldamento globale antropico segue una scienza stramba. Io (non specialista) ho scritto parecchio su quel che ho capito del clima. Meglio leggere gli esperti veri. Si trovano in rete e cito solo: Roger Pielke Jr., Fred Singer, Freeman Dyson, Luigi Mariani, Thomas Gold, Lord Monckton. Da questi nomi si trovano link a una letteratura interessante, autorevole – che non somiglia agli indottrinamenti dei politruk, né alle credenze dei creazionisti.

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Razionalizzazione della spesa sanitaria

In linea col mio intervento congressuale

—– Messaggio inoltrato —–
Da: Renzo Riva <renzoslabar@yahoo.it>
A: Posta Il Piccolo <segnalazioni@ilpiccolo.it>
Inviato: Martedì 27 Novembre 2012 13:38
Oggetto: Aborto

Aborto
A carico di…

Riprendo quanto letto ultimamente dalle lettere sull’argomento aborto ed estendo a questa materia quanto detto nel mio intervento al 28° Congresso del PLI:
“Ricordo che la procreazione è una facoltà e non un diritto, nel senso che chiunque è in grado può procreare. Pertanto seguire le paturnie di donne che a 60 anni vogliono diventare mamme… per favore, a loro costo e beneficio: non a costo pubblico; perché oggi in tempo di vacche magre non riusciremo nemmeno a garantire un servizio sanitario.
Ognuno è libero di fare del proprio corpo quello che più gli aggrada però di pagare le conseguenze.”
Stesso concetto vale per chi vuole abortire.
Se a pagare devono essere altri allora non siamo più nell’esercizio delle proprie prerogative e del proprio diritto ma piuttosto nell’esercizio della propria irresponsabilità e da liberale dico con costi afferenti alla persona che per varie ragioni vuole sgravarsi: a suo costo e beneficio.

Renzo Riva
P.L.I. F-VG
Commissario Straordinario

http://renzoslabar.blogspot.it/2012/04/28-congresso-pliroma-il-23-24-25-marzo.html

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TROPPA GENTE ALLE DIPENDENZE DELLO STATO


Sabato 11.12.2004

Sezione lettere de “Il Gazzettino” del Fiuli, pagina XVI

UDINE

Troppa gente

alle dipendenze

dello Stato

Bisogna ridurre il personale in esubero nell’amministrazione pubblica, per liberare le risorse necessarie al finanziamento delle politiche per la riduzione dell’insostenibile pressione fiscale, per la ricerca e lo sviluppo.

Bloccare il turnover quale toccasana per conseguire i risultati sopraddetti è velleitario e propagandistico. Il fattore “tempo” è sfavorevole, perché la dinamica del turnover è troppo lenta nel produrre i benefici ricercati, poiché i risultati si conseguiranno solo nel lungo termine. Inoltre le necessità di reperire le nuove professionalità sconsiglia quella che potrebbe configurarsi come una nuova rigidità nel mercato del lavoro.

Ricordo che durante il governo dei sinistri “Prodi-D’Alema-Amato”, l’apparato alle dipendenze statali fu sfoltito di 290.000 unità, alla chetichella, senza contrasti sindacali, perché le stesse unità furono poste sul groppone del contribuente, lavoratore o detentore di capitali; nella migliore continuità dell’Iri di Prodiana memoria, con prepensionamenti e incentivi. Si doveva invece licenziare e dare un reddito minimo di sussistenza, come normalmente assicurano molti Stati nostri competitori, europei o extra-europei e taluni anche senza corrispondere alcunché.

Invece, fino ad oggi, questo governo ha assunto circa 119.000 unità d’impiegati statali (non so se lavoratori). L’industria privata non assistita, che compete nel mercato mondiale, sarebbe fuori mercato qualora applicasse la ricetta statale.

Ripeto: chiunque sia al governo dovrà tagliare le spese improduttive per liberare risorse finanziarie, indispensabili per l’innovazione dei nuovi processi produttivi e la ricerca, i soli che possano permettere la competizione nel mercato internazionale e che potranno coadiuvare politiche di riduzione della pressione fiscale. Invece si continua nel vecchio malvezzo dell’assistenzialismo ad attività fuori mercato, con costi grandemente maggiori delle politiche di sussistenza per chi sarà interessato dalla chiusura delle stesse. E intanto il mercato del vero lavoro langue; quello assistito prospera, compreso l’intra- e l’extra-comunitario.

Un appunto alle sofferenze industriali del nostro Friuli.

Le odierne vicende delle cartiera Burgo di Tolmezzo ed Ermolli di Moggio Udinese, che operano fuori mercato.

In Finlandia sono prodotte bobine di carta con un fronte di 11,60 metri (hanno materia prima, acqua a volontà, centrali nucleari). E giù a far finta di finanziare depuratori che poi non sono realizzati; una maniera surrettizia di finanziare i livelli occupazionali.

Altro per l’ex-Manifattura di Gemona.

Ricordiamo ancora i nomi: Cumini? Comello? Patriarca? Dilapidarono miliardi di Lire d’intervento pubblico, per poi chiudere. E poi ci vengono a dire che serve importare manodopera! Facendo mente alla Zona Industriale di Osoppo, dicono niente le esperienze industriali dei gruppi Pittini e Fantoni? Nel “Gruppo Pittini” nell’ anno 1973 si producevano circa 180.000 tonnellate di vergella; nell’anno 1979 circa 360.000 tonnellate, con circa 1500 unità lavorative; nell’anno 1989 circa 700.000 tonnellate con circa 1100 unità lavorative; oggi anno 2004 circa 1.000.000 tonnellate con circa 700 addetti. Per non dire di tutte le piccole aziende che operano senza particolari aiuti.

Nell’apparato statale invece, nonostante “pensionati baby”, scivolamenti, svii e deragliamenti, procedure informatizzate ed altre diavolerie moderne, prosperano i “lavori socialmente in-utili”.

Sempre per la nota teoria:

e poi chi vota chi?

Renzo Riva

Buia -UD

Petrodollari e fondi sovrani

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